Ubriacature barocche – A Noto le 480 Città del vino. Da giovedì 26 e sino a domenica 29 la Convention nazionale

Era il 21 marzo 1987 quando 39 Sindaci si riunirono per la prima volta a Siena per dar vita all’Associazione Nazionale Città del Vino. Da nord a sud, piccoli e grandi comuni, città già note nel firmamento enologico e città ancora in ombra, si associarono per far nascere le Città del Vino, intuendo che l’operazione che andava fatta – di carattere culturale, oltre che di marketing – era quella di rendere sempre più forte il rapporto tra vino e territorio.

Trent’anni dopo gli associati sono 480 in tutta Italia. Solo 30 in Sicilia. Due sole le città della nostra provincia che vi hanno aderito: Noto e Pachino. Manca Avola che da tempo si fregia della denominazione data ai vigneti autoctoni da cui si produce quel vino intenso e corposo apprezzato nel mondo: il nero d’Avola.

Per la provincia di Ragusa figurano solo altre due città: Ispica e Vittoria.

Nel 1998, sulla spinta del rinnovato interesse per la qualità del territorio, intesa come risorsa per le comunità locali, l’Associazione ha prodotto il Piano Regolatore delle Città del Vino che fissò, allora, due concetti importanti validi ancora oggi: il vigneto è parte fondamentale del paesaggio e così tutte le aree agricole interessate e la sua tutela è strategica per la qualità del territorio.

L’obiettivo dell’Associazione è quello di aiutare i Comuni (con il diretto coinvolgimento di Ci.Vin srl, sua società di servizi) a sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Un esempio concreto è l’impegno per lo sviluppo del turismo del vino, che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici, qualità dell’offerta diffusa nel territorio ad opera delle cantine e degli operatori del settore.

Il turismo rurale nelle Città del Vino è in crescita costante, con oltre 3 miliardi di euro di fatturato stimati e circa 5 milioni di enoturisti.

E così i Sindaci delle 480 “Città del vino” italiane tornano a riunirsi nella convention di primavera in programma a Noto, per discutere dei grandi temi dei territori a vocazione vitivinicola, dall’enoturismo ai piani regolatori del Vino, dalla promozione dei vitigni antichi e autoctoni alla riqualificazione ambientale.

Quattro giorni per la Convention che si terrà nella città barocca da dopodomani, 26 aprile e sino a domenica 29.

E’ stato lo stesso Sindaco, Corrado Bonfanti, coordinatore delle Città del Vino di Sicilia, insieme con il presidente nazionale dell’associazione, Floriano Zambon, a svelare il programma e a dare appuntamento nella città Barocca a fine aprile. Lo ha fatto in conferenza stampa, una decina di giorni fa, nel padiglione Sicilia del Vinitaly di Verona alla presenza anche dell’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera e all’assessore regionale Turismo, Sport e Spettacolo, Sandro Pappalardo. Proprio in quell’occasione il Sindaco Bonfanti ha rivolto l’invito a riscoprire i percorsi enogastronomici del Sud Est della Sicilia.  «Sono molto contento di avere qui al mio fianco i rappresentanti della Regione Siciliana – ha detto in quell’occasione il sindaco di Noto – e il presidente nazionale di Città del Vino, l’amico Floriano Zambon. La nostra Sicilia è unica grazie alle sue bellezze e tocca a noi sviluppare i migliori progetti possibili per valorizzarla. La convention delle Città del Vino è uno di questi: parleremo di vino, di produzione e di territorio, ci confronteremo sulle buone pratiche da cui partire o ripartire ancora più forti».

Le Città del vino nei prossimi giorni a Noto torneranno a richiamare l’attenzione sul Testo unico del vino, di cui si attendono i decreti attuativi, e sulle norme sull’enoturismo approvate con un emendamento alla legge di bilancio durante la precedente legislatura. Tra i temi in discussione ci sono anche la costituzione di una regia unica e il riconoscimento delle “Città d’identità”, quell’insieme di aggregazioni virtuose dei territori attorno a una vocazione specifica: le Città del vino, le Città dell’olio, le Città del tartufo, del pane, dei muri dipinti. Secondo l’ultimo rapporto sull’enoturismo in Italia, curato da Città del Vino e Università di Salerno, il comparto mostra segnali molto positivi: oltre 14 milioni di accessi enoturistici in Italia e un giro d’affari di 2,5/3 miliardi di euro l’anno.

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