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Il Pronto Soccorso di Noto tra carenze strutturali e sprechi organizzativi: una realtà che merita attenzione

Il pronto soccorso di Noto è operativo tutti i giorni dalle 8 alle 20, garantendo assistenza sanitaria sette giorni su sette. Per mantenere coperti i turni sono necessari un medico per 12 ore, quattro infermieri (due al mattino e due al pomeriggio) e due ausiliari, uno per turno.

Nonostante  questo impegno organizzativo, il numero medio di pazienti che si recano nella struttura del pronto soccorso è relativamente contenuto: meno di venti al giorno.
Dietro questa apparente normalità, però, si nasconde una situazione complessa che comporta difficoltà operative, rallentamenti nell’assistenza e costi significativi per il sistema sanitario pubblico.

Uno dei problemi principali riguarda la mancanza di alcune figure specialistiche all’interno della struttura, soprattutto nelle ore pomeridiane. In assenza di un cardiologo, eventuali elettrocardiogrammi vengono inviati telematicamente al presidio ospedaliero di Avola per essere refertati. Tuttavia, qualora sia necessaria una visita cardiologica, il paziente deve essere trasferito fisicamente ad Avola.

Una situazione analoga riguarda il servizio di radiologia. A Noto è possibile effettuare radiografie durante tutta la giornata grazie alla presenza di un tecnico di radiologia, ma senza la presenza del medico radiologo, che referta gli esami da remoto sempre da Avola. Per quanto riguarda la TAC, a Noto possono essere eseguite esclusivamente TAC encefalo; tutte le altre tipologie di esame richiedono il trasferimento del paziente all’ospedale Di Maria di Avola.

Questi continui trasferimenti comportano un notevole impiego di risorse. Spesso è necessario attivare un’ambulanza che parte da Avola con autista e ausiliario, mentre l’infermiere viene chiamato in reperibilità. Si tratta di operazioni che generano costi considerevoli per l’ASP e, di conseguenza, per la collettività.

In alcune circostanze viene utilizzata anche un’ambulanza privata, appositamente chiamata e pagata con fondi pubblici, talvolta senza la presenza di un infermiere a bordo. Un ulteriore elemento critico riguarda la gestione delle emergenze più gravi: in caso di codice rosso, per avere la presenza in loco di rianimatori o cardiologi – soprattutto nel pomeriggio e nei giorni festivi – questi specialisti devono essere trasportati con urgenza in ambulanza da Avola a Noto. Una procedura che può comportare ritardi nei soccorsi e, nei casi più delicati, aggravare le condizioni del paziente.

La situazione migliorava solo parzialmente durante la mattina dei giorni feriali, fino a quando l’ortopedia era presente. A Noto, questo garantiva lap presenza di più specialisti.
Un altro aspetto problematico riguarda la gestione dei pazienti che restano nel pronto soccorso oltre l’orario di chiusura delle 20.

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Monitoraggio affollamento Pronto soccorso Noto

Se non dimissibili entro quell’ora, devono essere trasferiti al pronto soccorso di Avola con le stesse modalità di trasporto già descritte.

A complicare ulteriormente il quadro vi è l’organizzazione del laboratorio analisi dell’ospedale Trigona, operativo solo dalle 8 alle 14. Tutti i prelievi effettuati nel pomeriggio, comprese eventuali compatibilità per trasfusioni, devono essere trasportati ad Avola. Ciò richiede l’impiego ripetuto di un autista e di un mezzo che deve fare continuamente la spola tra Noto e Avola.

In questo contesto diventa evidente l’enorme sforzo quotidiano di medici, infermieri e personale sanitario, chiamati a garantire il funzionamento di due pronto soccorso con organici già ridotti, soprattutto per quanto riguarda i medici. Una situazione che mette alla prova professionalità e dedizione di chi lavora in prima linea, ma che evidenzia anche la necessità di una riflessione più ampia sull’organizzazione dei servizi sanitari nel territorio.

La sanità pubblica rappresenta un bene fondamentale per i cittadini. Garantire efficienza, sicurezza e sostenibilità economica non significa solo investire risorse, ma anche organizzare al meglio quelle già disponibili. Il caso del pronto soccorso di Noto solleva interrogativi importanti che meritano attenzione, confronto e soluzioni concrete nell’interesse della comunità