Avola: bollette acqua e tari shock: quasi 1000 euro l’anno
Il confronto con altre realtà appare impietoso: a Milano una famiglia di tre persone paga circa 130 euro l’anno di canone idrico, con un costo fisso di 56 euro. Ad Avola, invece, il costo percepito dai cittadini è ben diverso, tanto che, come sottolineano in molti, è eccessivo e inaccettabile.
Si intensifica il dibattito pubblico sul costo del canone idrico e della Tari, dopo la denuncia dell’associazione La città che vorrei. Al centro delle polemiche, bollette che, secondo quanto segnalato nei commenti, arriverebbero a sfiorare i 1000 euro annui per famiglia, una cifra ritenuta insostenibile da molti cittadini.
L’associazione sottolinea come negli ultimi anni i costi siano cresciuti in maniera significativa: la tariffa sarebbe passata da 254,95 euro nel 2012 a 428,11 euro nel 2025, “quasi raddoppiata” in poco più di un decennio.
Scontro sui social
Le polemiche si sono accese in particolare sui social, nella pagina Facebook dell’associazione. Qui è intervenuto l’assessore Grande, dichiarando:
“non risulta vi siano operai che dal servizio idrico siano passati agli uffici”.
Una posizione immediatamente contestata dal presidente dell’associazione Giuseppe Caruso che ha replicato:
“carissimo assessore, potremmo fare nome e cognome di chi sono i dipendenti così come di quelli assunti dalla ditta privata per svolgere il servizio dei comunali. Non ci sembra il caso, tuttavia, trascinare nella discussione gente che si guadagna da vivere lavorando.“
Un botta e risposta che lascerebbe intendere possibili criticità nella gestione del personale e che, se confermate, potrebbero mettere in difficoltà l’amministrazione guidata dalla sindaca Rossana Cannata. L’associazione allude inoltre a presunte assunzioni di persone “parenti di amministratori comunali”, circostanza che alimenta ulteriormente il clima di tensione.
Le denunce dei cittadini
Nel frattempo, con l’arrivo delle bollette, crescono anche le segnalazioni dirette dei cittadini. Una utente con regolare contratto idrico ha scritto, sulla pagina della Città che vorrei:
“E se tu osi ribellarti ti arriva fino a casa la diffida come utente illecito allaccio, pur avendo un numero utenze a dimostrazione di tutte le bollette pagate”.
Una denuncia, quella della signora, a cui “La città che vorrei” ha risposto con toni molto duri:
“Atteggiamento intimidatorio: Usare lo strumento della diffida contro chi è in regola serve solo a scoraggiare le legittime proteste, trasformando un fornitore di servizi in un ‘inquisitore’.
In pratica, paghiamo per un servizio spesso carente e, come ‘premio’ per la nostra fedeltà fiscale, riceviamo minacce legali. E ora che l’amministrazione smetta di trattare gli avolesi come sudditi da punire e inizi a comportarsi come un ente al servizio della comunità.”
Rateizzazione e contatori: altri nodi aperti
Nel dibattito sul web sarebbe intervenuto anche l’assessore Fabio Cancemi, che avrebbe evidenziato la possibilità di rateizzare il pagamento del canone idrico. Una soluzione che però non sembra placare le critiche.
Al centro della querelle resta anche la questione dei contatori idrici mancanti nelle abitazioni degli avolesi. Sembrerebbe che diverse sentenze del giudice di pace, avrebbe dato ragione agli utenti svoltesi che hanno fatto ricorso chiedendo al Comune di dotarsi di sistemi di misurazione per fatturare i consumi effettivi.
Un clima sempre più teso
Tra accuse, repliche e testimonianze dirette, il caso delle bollette ad Avola si trasforma in un vero e proprio scontro politico e sociale. Da una parte l’amministrazione che difende il proprio operato, dall’altra cittadini e associazioni che chiedono maggiore trasparenza, equità tariffaria e servizi più efficienti visto che in diverse zone ad esempio l’acqua arriva solo in alcune ore della città e che il cittadino deve utilizzare il motore per rifornirsi del prezioso liquido.
La vicenda resta aperta e destinata a far discutere ancora

