Siracusa: scoperte case di appuntamento nel centro storico della città, eseguiti 3 arresti 

Siracusa 24 febbraio 2016 – Una casa a luci rosse, un vero e proprio giro di prostituzione, in pieno centro storico a Siracusa. Le indagini sono state portate a termine questa mattina dagli Agenti della Polizia di Stato in servizio alla Squadra Mobile, coadiuvati da ulteriore personale di rinforzo tratto dalla Questura e dal Reparto Prevenzione Crimine di Catania. Al termine dell’inchiesta, denominata “Case chiuse” sono state eseguite tre ordinanze di applicazione di misura cautelare personale emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Siracusa, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ad altrettanti soggetti gravemente indiziati per sfruttamento della prostituzione. L’indagine ha acclarato che i tre mettevano a disposizione diversi immobili di Siracusa a svariate prostitute e partecipano ai guadagni per un ammontare di circa 4000 euro al mese per appartamento.

Nel giro di prostituzione potrebbero essere coinvolte diverse persone, insospettabili, che si sarebbero occupate di organizzare tutto nei minimi dettagli, partendo da inserzioni in cui si parlava di “massaggi”, che in realtà prevedevano ben altro tipo di prestazione.
Entrando nel dettaglio, le ordinanze riguarderebbero Davide Formisano, siracusano di 47 anni, Vincenzo Magliocco, avolese di 67 anni mentre per Franca Petrino, siracusana di 64 anni è stato disposto l’obbligo di presentazione.

Le indagini sono partite ad aprile del 2014, a seguito di una specifica attività info-investigativa, scaturita da notizie ottenute in via fiduciaria. Negli appartamenti, situati in particolare in viale Teracati, viale Scala Greca, via Agostino Scilla, in viale Paolo Orsi, via Arsenale e via Silvio Pellico, “esercitavano” giovani sud-americane o dell’est Europa. Magliocco e Petrina, in particolare, sistematicamente avrebbero concesso in locazione gli appartamenti di loro proprietà a donne dedite alla prostituzione. Avrebbe operato in maniera analoga anche Formisano, che periodicamente si sarebbe presentato negli appartamenti in cui vivevano le donne, cercando di convincerle a lasciare quegli immobili, per scegliere altri appartamenti, di sua proprietà, prospettando vantaggi, soprattutto economici.

Al fine di incrementare al massimo i guadagni, alcuni immobili sarebbero stati suddivisi in 2 o 3 mini appartamenti, in modo che vi alloggiassero più donne. In tal modo, un immobile che alle normali condizioni di mercato avrebbe fruttato un canone di locazione di 400/500 euro al mese, avrebbe permesso ricavi fino a 3000/4000 euro mensili. Gli immobili sono stati sottoposti a sequestro preventivo.

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