Siracusa, corso di formazione dell’Istituto Superiore di Sanità sull’informazione di qualità

Siracusa (09/02/2016) – Si torna a parlare di precari, da quelli della scuola a quelli degli Enti Locali, precari che da vent’anni svolgono lavori e mansioni anche di prim’ordine e che ad oggi continuano ad andare avanti tra proroghe di durata annuale per i più fortunati o di un mese per i meno.

Alcuni di essi in età pensionistica dopo vent’anni di lavoro non hanno neanche diritto a percepire nulla perché non hanno maturato la giusta contribuzione pensionistica.

Precari della scuola che dopo anni di sacrifici, insegnando nei posti più sperduti, e dopo aver speso migliaia di euro per corsi abilitanti TFA, PAS, sono stati ESCLUSI da un piano assunzionale, solo perché hanno la colpa di aver conseguito un titolo abilitante qualche anno dopo dei loro colleghi e rimasti in una seconda fascia, in cui il Governo li ha rilegati a rimanervi. ASSURDO!!!

Quali criterio viene adottato? Quando tra l’altro tutti i precari di seconda fascia attualmente si ritrovano a coprire posti vacanti nella scuola, e in tutto questo chi prende le difese di questi colleghi insegnanti.

Lavoratori della zona industriale che dopo venti e forse più anni di duro e logorante lavoro si trovano con la porta sbattuta in faccia al punto di essere licenziati.

Non esistono precari di prima fascia e precari di seconda o terza fascia o categoria, esistono PRECARI che vanno aiutati ad uscire da questa assurda situazione lavorativa, precari che gridano a gran voce dignità lavorativa.

A volte si si assiste a delle rassegne, tavole ronde a degli incontri tra le parti sindacali e la politica che discutono sul cambiamento delle normative per chi deve andare in pensione, sulle innovazioni, sull’età pensionabile e su quanti anni di contributi occorrono, argomenti che ad esempio molti precari quali gli ASU (Lavoratori in attività socialmente utili) non vengono minimamente contemplati. Ci si chiede se è possibile che in uno Stato civile e democratico, come la nostra bella Italia, sia possibile che un lavoratore (Asu) possa essere impiegato in un Ente pubblico a svolgere qualsiasi mansione, dalla più umile a quella più tecnica, senza avere ne un contratto che lo tuteli, ne tanto meno un minimo di contribuzione previdenziale.

Si chiediamo molti lavoratori Asu, perché nessuno dei governanti riflette su questa problematica e si adoperi a TROVARE una soluzione, che dia dignità a questi lavoratori.

Non si parla di aumenti stipendiali o di scatti di anzianità, che avremmo comunque tutto il sacrosanto diritto di chiederlo a gran voce, afferma uno di questi lavoratori, no stiamo soltanto chiedendo, da vent’anni, una più equa condizione lavorativa.

Ora magari si assisterà per l’ennesima volta alla passerella di tante “persone” che si affacciano a questa problematica illustrando decreti, leggine e quant’altro, e magari ignari che esista questo problema, e noi lavoratori per l’ennesima volta, come dei “buoni” creduloni ci lasceremo abbindolare di tanti bei discorsi, non basta…..siamo stanchi, vogliamo dignità, afferma un altro lavoratore.

Qualche settimana addietro al Comune di Avola si è tenuta un’assemblea sindacale, indetta dalla CGIL NIDIL di Siracusa, in cui erano presenti all’incontro circa cento lavoratori ASU, oltre che il segretario provinciale dell’O.S. si è parlato del futuro lavorativo di questi lavoratori e in particolar modo quali misure la Regione intende adottare per essi.

Noi lavoratori Asu nonostante le tante difficoltà che oggi incontriamo vogliamo essere fiduciosi che qualcosa in positivo cambi, perché amiamo il nostro lavoro e vogliamo dare il nostro contributo lavorativo agli Enti di appartenenza.

 

 

 

 

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