Morte Roberta Racioppo, storia di un finale assurdo: la nostra società è malata?

Morte Roberta Racioppo, storia di un finale assurdo: la nostra società è malata? Qual’è il ruolo del genitore?

Scoprire improvvisamente che un figlio o un parente è stato ucciso da un ubriaco fradicio al volante, trasferisce un senso di rabbia misto alla consapevolezza quasi assodata che viviamo in una società malata. La società dello “sballo” e dell’onnipotenza.

Decidere di mettersi al volante conoscendo il proprio stato alcolemico è frutto di una ignoranza cronica ma anche di un malsano modo di vivere la nostra giovinezza.

Non ricordo, ai miei tempi, quelli del  jukebox, fatti di questo tipo. Mai ci sognavamo di ubriacarci per gironzolare in auto e far casino, o sfidare la sorte.

Che succede a questa società ? Quali sono gli ideali dei nostri giovani ? Perché le famiglie sono sempre più protese verso la tutela del proprio figlio facendo leva sul sentimento di  “protezione” a tutti i costi?

Morte Roberta Racioppo, storia di un finale assurdo: la nostra società è malata?

Morte Roberta Racioppo, storia di un finale assurdo
Morte Roberta Racioppo, storia di un finale assurdo

Roberta Racioppo, storia di un finale assurdo.

Se un nostro figlio viene rimproverato a scuola, la prima cosa a cui pensa il genitore è andare dal professore, non per conoscere i motivi del rimprovero, ma per difendere, comunque, il figlio, a prescindere da eventuali mancanze dello studente, aggradendo a volte, non solo verbalmente, l’insegnante.

Possibilmente, tutto questo si svolge alla presenza del figlio, tanto da renderlo consapevole che la propria famiglia lo difende comunque e sempre.

Conseguenza? L’insegnante rinuncia alla propria funzione educativa per timore di ritorsioni e il genitore non da un insegnamento equilibrato al proprio figlio che cresce consapevole che tutto a lui è concesso.

Probabilmente, se vogliamo leggere questo atteggiamento genitoriale, basta fare una lettura asettica del contesto: il genitore applica il “teorema della rivincita di quanto vissuto nella propria infanzia familiare”.

Ai nostri tempi l’insegnante era “l’istituzione” e non ci si permetteva di obbiettare sulle sue decisioni, oggi il genitore presume di essere anch’egli “istituzione”, sminuendo conseguentemente la figura formativa dell’insegnante. 

Intanto, un’altra giovanissima vita è volata via e continuiamo a raccontarvi la storia di un finale assurdo. Vi lascio con un interrogativo. La nostra società è malata?

Sebi Roccaro

 

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