Avola, tre milioni per una strada portuale senza porto: la denuncia di Manuela D’Agata
Una determina comunale, un’opera pubblica da oltre 3 milioni di euro e una serie di interrogativi politici e amministrativi. È quanto emerge dalla denuncia pubblica diffusa da Manuela D’Agata sui social, dopo la lettura della Determinazione n. 141 del 19 maggio 2026 pubblicata sull’albo pretorio del Comune di Avola.
Avola, la denuncia pubblica di Manuela D’Agata sulla “strada portuale”: “Ma il porto dov’è?”
Al centro della vicenda c’è la cosiddetta “strada portuale”, relativa ai lavori tra via Elsa Morante, viale Indipendenza e via Miramare, finanziata con fondi PNRR e altre risorse pubbliche per un importo complessivo di circa 3,3 milioni di euro.
“Strada portuale. Ma Avola, ad oggi, un porto non ce l’ha”, scrive la D’Agata nella sua denuncia pubblica sui social, sottolineando quello che definisce un evidente paradosso urbanistico e politico e ponendo delle domande.
L’appalto e l’interdittiva
Secondo quanto ricostruito dalla D’Agata su Facebook attraverso gli atti pubblici, nel 2023 i lavori sarebbero stati aggiudicati alla società Infrastrutture M&B srl, con sede a Milano, con un ribasso del 31,645%.
La D’Agata evidenzia come, successivamente, “nel 2025 la stessa impresa comunica la sospensione dei lavori a seguito di un’interdittiva emessa dalla Prefettura di Milano”. Nella determina comunale, osserva inoltre, viene richiamato anche il D.Lgs. 159/2011, cioè il Codice Antimafia.
Sempre secondo quanto riportato dalla D’Agata, il Comune avrebbe quindi disposto il recesso dal contratto facendo subentrare la Frustieri Costruzioni srl, seconda classificata nella gara.
“Le domande nascono spontanee”
Nella sua denuncia pubblica su Facebook, Manuela D’Agata pone una serie di interrogativi sulla gestione dell’opera e sull’iter amministrativo.
“Come era stata scelta inizialmente la ditta poi destinataria dell’interdittiva?”, chiede.
E ancora:
“Quando il Comune è stato informato dell’interdittiva?”
“Il cambio di impresa farà slittare ancora i tempi dell’opera?”
“Le varianti erano inevitabili o indicano criticità nella progettazione iniziale?”
Domande che, secondo la D’Agata, assumerebbero particolare rilevanza anche alla luce delle modifiche tecniche e degli assestamenti intervenuti nel corso del tempo, motivo , pertanto, delle domande spontanee.
“Dentro quale idea di sviluppo urbano?”
Uno dei punti centrali della denuncia riguarda proprio il senso strategico dell’opera.
“E soprattutto: questa strada ‘portuale’ dentro quale idea di porto e di sviluppo urbano si inserisce?”, scrive la D’Agata.
Secondo la sua analisi, sarebbe necessario chiarire quale progetto urbanistico e infrastrutturale l’amministrazione intenda perseguire, considerando che il porto ad Avola non risulta ancora esistente. Qui la D’Agata pone degli interrogativi curiosi.
Il tema dei controlli amministrativi
La D’Agata solleva poi una questione che definisce “politica prima ancora che tecnica”.
Nella determina, osserva, “lo stesso dirigente risulta indicato come RUP, Capo Settore, Responsabile del Procedimento e soggetto che esprime il parere di regolarità tecnica”.
“Non è una questione personale. È una questione di metodo e di controlli”, precisa.
E aggiunge:
“Quando in un atto pubblico così rilevante tante funzioni si concentrano nella stessa figura, chi controlla davvero? Dove sono i contrappesi amministrativi?”
Il ruolo del Consiglio comunale
Nella denuncia pubblica viene chiamato in causa anche il ruolo della politica cittadina.
La D’Agata si domanda infatti se il Consiglio comunale abbia discusso la vicenda, se i consiglieri abbiano chiesto chiarimenti o approfondito il contenuto della determina.
“Perché il controllo politico non può arrivare solo dai cittadini che aprono l’albo pretorio per caso?”, scrive.
Secondo la D’Agata, “quando si parla di milioni di euro pubblici, fondi PNRR, lavori non ancora conclusi e futuro urbano, la richiesta di trasparenza non è polemica, ma dovere”.
E conclude:
“Forse c’è una spiegazione per tutto. Saremmo felici di conoscerla e di pubblicarla, aggiunge D’Agata.
Intanto una cosa è certa: l’albo pretorio è pubblico. E forse dovremmo iniziare tutti a leggerlo un po’ di più”.
La nostra redazione rimane a disposizione per una eventuale replica dalle parti interessate nell’articolo.

