Lettera aperta a Canale 8 sui servizi cimiteriali: restituite i soldi ai cittadini
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un cittadino avolese alla nostra redazione e pubblicata sul profilo Facebook da Giuseppe Caruso:
Lettera aperta al direttore di Canale8
Gent.mo direttore,
la coraggiosa iniziativa di un cittadino, il dr. Paolo Caruso, ha avuto il merito di riportare all’attenzione della pubblica opinione la problematica dei servizi cimiteriali, fra l’altro posta già all’attenzione, sin dal 2022, dall’Associazione “La città che vorrei” attraverso iniziative pubbliche, articoli sulla stampa locale e regionale, interventi su Canale8 e i social con cui sono state denunciate disfunzioni, gestione opaca degli appalti e comportamenti arbitrari dell’Amministrazione e dei suoi uffici.
La modifica del regolamento di polizia mortuaria, intervenuta a dicembre del 2023 con delibera consiliare n. 45, con la quale si è proceduto a convertire le tombe perpetue in tombe a tempo determinato della durata di 99 anni, è stata oggetto di una impugnativa avanti al TAR da parte di alcuni cittadini.
Il TAR si è pronunciato sulla vicenda è ha stabilito che tale modifica è legittima. Non sappiamo se i ricorrenti impugneranno tale decisione avanti al CGA alla luce della circostanza che vi sono pronunce di orientamento opposto. Allo stato questa problematica non mi sembra di interesse immediato stante che la sua applicazione avverrà fra un secolo.
L’Amministrazione, in maniera trionfale, pone continuamente in evidenza tale aspetto della decisione e nulla dice circa il vero nodo del problema e cioè la decorrenza di tale conversione. Ebbene, il TAR, aderendo ad una sentenza del Consiglio di Stato, ha ritenuto che “il divieto di irretroattività degli atti sfavorevoli ha carattere cogente, cosicchè la previsione regolamentare sulla trasformazione delle concessioni perpetue in temporanee andava applicata ai rapporti in essere dal momento della sua entrata in vigore e non prima”.
Lettera aperta a Canale 8 sui servizi cimiteriali: restituite i soldi
In altri termini i 99 anni decorrono dalla data di approvazione della modifica regolamentare e, pertanto, da dicembre 2023. Gli amministratori che saranno in carica fra un secolo ringrazieranno quelli attuali che sono rimasti a bocca asciutta. Non sappiamo, fra l’altro, se fra un secolo ci saranno ancora cimiteri come li conosciamo ora.
La finalità della modifica regolamentare era sicuramente quella di fare cassa e pur di arrivare a questo obiettivo l’Amministrazione ha fatto finta di non conoscere i primi elementi che sono oggetto di studio per chi intraprende un percorso alla Facoltà di Giurisprudenza e cioè il principio che “la legge non dispone che per l’avvenire” e quindi il divieto di irretroattività. Si tratta di un principio di civiltà posto a garanzia dei cittadini.
Chiarito, si spera, questo aspetto si sottolinea che la pretesa, quando ancora non sono trascorsi i 99 anni, di rinnovi onerosi delle tombe cosiddette perpetue è illegittima. Pertanto, ai cittadini che, pur di seppellire il proprio caro, hanno pagato quanto NON dovuto andrebbe restituito l’indebito; lo impone il principio di buonafede che deve regolare i rapporti non solo fra privati ma, soprattutto, fra Pubblica Amministrazione e cittadino.
L’avere posto come condizione per la sepoltura dei propri cari il rinnovo oneroso della concessione, lo voglio dire senza mezzi termini, è disumano e insopportabile.
La vicenda della gestione del cimitero, come più volte evidenziato dall’Associazione “La città che vorrei”, è più complessa e riguarda le bare insepolte (qualcuno parlava anche da tre anni), il luogo dove sono custodite e lo stato della loro conservazione, l’assegnazione dei loculi a chi ha fatto richiesta ed ha anche versato delle somme in acconto, nell’augurio che si si sia seguito il cronologico, le tariffe cimiteriali e l’affidamento di numerosi servizi di necroforia, vicenda che meriterebbe l’attenzione dell’Autorità Giudiziaria per stabilire se trattasi di (deprecabile) assenza di trasparenza o se sono ravvisabili ipotesi di reato.
Per quanto mi riguarda, infine, ho sempre sostenuto e sempre sosterrò tutti coloro, come il dr. Paolo Caruso (con il quale non ho vincoli di parentela) che si battono per una buona causa perché sappiamo che in questa città, anche per difendere un proprio diritto, ci vuole coraggio e si rischia di rimanere soli.
Giuseppe Caruso – cittadino avolese

