E’ un medico catanese di 50 anni il primo italiano accolto allo Spallanzani di Roma e proveniente dalla Sierra Leone dove ha contratto il virus dell’ebola

Il medico contagiato è stato prelevato ieri in Sierra Leone, dove è atterrato e subito ripartito il Boeing KC 767 dell’Aeronautica configurato appositamente per questo tipo di trasporti sanitari di emergenza. Il velivolo, in particolare, è dotato di una barella chiusa – denominata Aircraft Transit Isolators (Ati) – che garantisce il trasporto in sicurezza di pazienti colpiti da malattie infettive altamente contagiose e diffusibili, tra le quali ad esempio le febbri emorragiche, la sars, il colera e, appunto, l’ebola. A bordo del velivolo anche una Unita’ di isolamento aeromedico, cioè un team della stessa Aeronautica composto da ufficiali medici e infermieri addestrati ad ogni tipo di trasporto in condizioni di bio-contenimento. Sulla pista dell’aeroporto un’ambulanza specificamente attrezzata che ha trasportato il paziente all’ospedale Spallanzani di Roma, dove è ora ricoverato in una stanza di isolamento dedicata. A Roma lo hanno raggiunto in mattinata la moglie e i due figli da Enna dove risiedono. Il medico era quasi alla fine della sua prima missione umanitaria. Era partito lo scorso 18 ottobre per Lakka, in Sierra Leone, per assistere i malati di ebola. Domenica si è’ accorto da avere febbre alta, e’ sotto sottoposto al test per rilevare il virus dell’ebola che ha dato da subito esito positivo. All’arrivo all’ospedale Spallanzani il test e’ stato ripetuto e il medico siciliano e’ risultato ancora positivo. In isolamento sono iniziate le profilassi del caso. Le sue condizioni non risultano critiche.
Andrea Bologna

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