Due giovani di Lentini e Carlentini sono stati arrestati dai carabinieri di Rimini per una violenta rapina in banca

I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Rimini arriva a Lentini e carlenti, collaborati dai colleghi del posto per arrestare P.G. di 25 anni residente a Carlentini e B.A. di 27 anni residente a Lentini, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 18 maggio dal Tribunale di Rimini – ufficio G.I.P.

I due sono accusati di reati di rapina aggravata, porto abusivo di pistola e porto abusivo di strumento da punta e taglio atto ad offendere.

I fatti fanno riferimento ad una violenta rapina in banca perpetrata alle ore 10.30 circa del 28 maggio 2017 ai danni della filiale della Banca Popolare Valconca, ubicata in via Nicolò Tommaseo di Rimini.

Al momento della rapina all’interno della banca erano presenti il direttore, due impiegate ed una cliente.

I rapinatori portarono via 19 mila euro dalle casse della banca.

I militari di Rimini riportano una lunga descrizione dei fatti: “Riguardo alle modalità d’ingresso nell’agenzia dei tre malfattori, il primo rapinatore si presentava alla porta d’ingresso a volto scoperto e non essendo persona conosciuta veniva invitata da un’impiegata, come da prassi, a posizionare il dito indice sullo scanner, nonostante il sistema di rilevazione delle impronte non fosse in funzione. L’individuo ottemperava a tale richiesta, per cui la porta veniva sbloccata, permettendo all’uomo di entrare; il soggetto si avvicinava quindi ad uno sportello della banca, chiedendo informazioni per l’apertura di un conto corrente. A questo punto giungeva presso la porta d’ingresso il secondo rapinatore, anch’egli a volto scoperto, che appoggiava il dito indice sullo scanner della bussola, inducendo l’impiegata ad aprire la porta ed a farlo entrare. Quest’ultimo si avvicinava al primo soggetto che stava parlando con l’impiegata, chiedendo anch’egli di poter aprire un conto corrente e mentre la predetta forniva le informazioni richieste, il secondo rapinatore con mossa fulminea si spostava sul retro della cassa, puntando un cutter all’altezza del collo della malcapitata.  Anche il primo rapinatore si portava dietro la cassa, costringendo l’impiegata ad aprire nuovamente la bussola d’ingresso. La donna obbediva, cosicché faceva ingresso nell’istituto di credito il terzo rapinatore, con il volto travisato da casco integrale ed armato di pistola; anche quest’ultimo si precipitava dietro la cassa, puntava la pistola all’altezza del collo dell’impiegata, intimandole di consegnare tutto il denaro che aveva in cassa. Il secondo rapinatore ripuliva le due casse, asportando complessivamente circa 19.000,00 euro. Le due impiegate e la cliente della banca venivano quindi accompagnate nell’ufficio del direttore, ove i malcapitati, ormai terrorizzati, venivano tenuti in ostaggio dietro la minaccia della pistola e del taglierino. A questo punto il direttore veniva accompagnato nella stanza dove si trovava il bancomat, ma i rapinatori desistevano dall’intento di asportare il denaro in esso contenuto non appena si rendevano conto che il bancomat era dotato di un sistema di sicurezza temporizzato, che avrebbe consentito di sbloccarlo solo dopo mezz’ora dal comando di apertura. Prima di allontanarsi dall’istituto di credito, uno dei rapinatori legava le mani al direttore dietro la schiena con delle fascette da elettricista, accompagnandolo all’interno del suo ufficio ove si trovavano anche le tre donne. I tre malviventi intimavano quindi a tutti i presenti di non dare l’allarme prima di dieci minuti, allontanandosi dalla banca.

La ricostruzione del grave episodio delittuoso fornita dai testimoni veniva ampiamente riscontrata dalle immagini estrapolate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza dell’istituto di credito. I militari operanti potevano notare infatti che alle ore 10.26 circa arrivava, provenendo da via Tommaseo, il primo rapinatore, di corporatura robusta, il quale vestiva una camicia a maniche lunghe di colore celeste chiaro, un paio di pantaloni di colore beige ed un paio di scarpe sportive di colore grigio. Dopo pochi secondi giungeva il secondo rapinatore, di corporatura esile, con pantaloni rossi e camicia chiara, con la mano destra fasciata. Dopo circa un minuto il terzo rapinatore armato di pistola, che calzava un casco da motociclista integrale e si trovava ancora in attesa all’esterno della banca, si portava nei pressi della bussola d’ingresso, che gli veniva aperta dall’impiegata, costretta ad aprire poiché minacciata dagli altri due rapinatori con il taglierino che le veniva posto all’altezza del collo.

Al fine di acquisire elementi utili all’attività d’indagine, veniva quindi disposta l’acquisizione dei tabulati di traffico telefonico delle celle della rete mobile che servono l’area in cui risulta ubicata la banca nell’arco orario in cui era avvenuto il grave episodio delittuoso. Grazie a un attento e minuzioso studio di tali tabulati, i militari riuscivano ad individuare un ristretto gruppo di soggetti di interesse operativo che avevano agganciato le predette celle nel lasso di tempo in cui era avvenuta la rapina, focalizzando l’attenzione nei confronti di P.G., soggetto di origini siciliane gravato da diversi precedenti di polizia, anche specifici. L’interesse dei militari veniva richiamato dal fatto che un’utenza intestata alla moglie del predetto aveva stranamente agganciato, sino ad alcuni giorni antecedenti alla rapina, celle ubicate nella provincia di Siracusa, mentre a partire dal 21 maggio e sino al giorno della rapina, celle ubicate in provincia di Rimini. Gli ulteriori accertamenti effettuati sui tabulati di traffico telefonico relativi a tale utenza riconducibile a P.G. consentivano di accertare che nei giorni immediatamente precedenti all’episodio delittuoso la stessa aveva contattato l’utenza intestata a una donna residente in Lentini (SR), compagna di B.A., anch’egli gravato da numerosi precedenti di polizia, nonché da diversi controlli del territorio unitamente a P.G.. Per tali ragioni, l’interesse investigativo degli inquirenti si focalizzava sui due soggetti siciliani e sulle utenze telefoniche ad essi riconducibili, riuscendo ad accertare che i predetti, tra il 22 ed il 28 maggio 2017, giorno precedente alla rapina, si trovavano entrambi in Rimini, agganciando ripetutamente celle telefoniche situate in prossimità della Banca Popolare Valconca, per lo più in orari notturni, verosimilmente nel corso dei sopralluoghi effettuati in zona al fine di preparare la rapina e di studiare percorsi e vie di fuga. Di notevole interesse investigativo risultava altresì il fatto che il giorno della rapina l’utenza in uso a P.G. smetteva di produrre traffico circa un’ora prima della commissione del delitto, riprendendo a produrre traffico solo in tarda serata.

Il coinvolgimento nel grave episodio delittuoso dei due soggetti siciliani trovava un ulteriore riscontro nelle operazioni di comparazione antropometrica effettuate dai militari operanti, che consentivano di stabilire la perfetta somiglianza tra i tratti somatici dei due correi, che avevano agito a volto scoperto, ed i tratti somatici degli indagati, nonché una precisa compatibilità delle relative stature e caratteri antropometrici.

Anche le individuazioni fotografiche effettuate dai dipendenti della banca fornivano positivi riscontri alle indagini, poiché B.A. veniva riconosciuto con certezza, mentre P.A. veniva riconosciuto con un una buona percentuale di certezza.

Le indagini dei militari dell’Arma consentivano di ricostruire un quadro indiziario chiaro ed univoco circa le responsabilità dei due prevenuti in ordine ai gravi reati contestati, che portavano il G.I.P. del Tribunale di Rimini, su richiesta della locale Procura della Repubblica, all’emissione della misura della custodia in carcere, ritenuta quella più idonea a far fronte alle esigenze cautelari valutate dal giudice”.

I due sono stati condotti nella casa circondariale di Siracusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di competenza

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