Controbatte Bono: Cannata ha fatto perdere 2300 posti di lavoro!

Avola. 25 settembre 2016 –

Controreplica dell’on. Bono alle affermazioni di Cannata, che la scorsa settimana aveva risposto lettera dell’On. Bono. Ecco il testo integrale della controreplica dell’ex sottosegretario:

Egregio signor Sindaco,
mi scusi per il ritardo con cui riscontro la sua risposta, ma sono stato impegnato a chiarire che la mia iniziativa sul porto non era uno squallido escamotage per promuovere una inesistente ipotesi di mia candidatura a Sindaco, ma unicamente motivata da “senso civico”, che, come lei ben sa, è un sentimento in base al quale un qualunque cittadino si interessa delle questioni della sua città senza aspettarsi alcun tipo di ritorno, né vantaggi personali, avendo a cuore unicamente il bene comune.
Mi consenta innanzitutto di ringraziarla per la tempestività della risposta alla mia lettera aperta in merito al futuro del porto turistico-peschereccio, un po’ meno per il contenuto della stessa, che appare incongruente rispetto ai quesiti che le avevo rivolto e, soprattutto, nulla dice in relazione alle iniziative per una veloce ripresa dell’impegno per la realizzazione della strategica opera.
Le avevo infatti rivolto i seguenti quesiti:
1) il motivo per il quale non è stata revocata molto tempo prima la domanda di concessione per la realizzazione del Porto della FN Progettazioni Srl, considerato che per sei lunghi anni e otto conferenze di servizio la stessa non era stata in grado di completare la documentazione a causa di evidenti difficoltà economiche;
2) se era consapevole che l’enorme ritardo nella realizzazione del porto ha fatto perdere ai cittadini Avolesi da ben 10 anni, circa 2300 posti di lavoro, la cui realizzazione avrebbe risolto il problema della disoccupazione a due cifre che imperversa;
3) Per quale motivo dal 7 settembre, data di revoca della domanda di concessione alla FN Progettazioni Srl da parte della conferenza dei servizi, non è stato assunto alcun atto amministrativo che riprenda la procedura di realizzazione del porto;
4) se non intende procedere, in conformità al nuovo codice degli appalti, alla pubblicazione di un nuovo avviso
per l’avvio della procedura pubblica di affidamento della realizzazione dell’opera, con il ricorso all’investimento di capitali privati;
5) se è consapevole che sulla questione sarebbe delittuoso perdere altro tempo. A queste domande, lei ha risposto:
1) “l’amministrazione comunale ha preso atto della decisione della conferenza dei servizi, composta da 18 enti”.
Da ciò si desume che il Comune di Avola, principale interessato alla realizzazione dell’opera e che convocava la conferenza di servizi e l’ospitava, in sei anni si è limitato a prendere atto delle decisioni degli altri diciassette enti e non ha mai sollevato obiezioni sui ripetuti e ingiustificati rinvii, determinati dall’incapacità della società
di produrre quanto specificatamente richiesto da alcuni enti preposti ad esprimere il proprio parere sul progetto definitivo, quali il Genio Civile e l’Assessorato regionale al Territorio ed all’Ambiente. Relazioni ed indagini del costo di alcune decine di migliaia di euro, un’inezia a confronto delle decine di milioni di euro necessari per realizzare l’intero investimento!
2) Nessun commento in ordine ai 2300 posti di lavoro negati alla città da 10 anni a causa della mancata realizzazione del porto e cioè a partire dalla data di affidamento dell’opera all’A.T.I. originariamente
aggiudicataria, poi costretta a rinunciare.
3) Neanche su questo punto alcun risposta in ordine alle mancate iniziative dopo la revoca della concessione del 7 settembre, limitandosi a ribadire che la sua amministrazione ha dimostrato di credere allo sviluppo della città puntando sul mare e portando a prova di ciò le opere realizzate come la riqualificazione del lungomare, l’avvio del depuratore e la riqualificazione del borgo marinaro. Inoltre fa riferimento ad un’ulteriore progetto per la marineria avolese, relativo ad un mero riparo per circa 40 imbarcazioni da pesca, tema ripreso con enfasi dalla stampa locale mercoledì scorso. È evidente che, a parte il depuratore, peraltro finanziato ed avviato dall’amministrazione Di Giovanni nel 2007 e finalmente entrato in funzione solo nel dicembre 2014, le altre opere citate appartengono al decoro urbano e non certo alle infrastrutture per lo sviluppo. Il decoro urbano, e non solo nelle zone a mare, è importante per rendere gradevole una città, ma non è di per sé capace di produrre sviluppo economico. Sono le infrastrutture strategiche a fare la differenza ed il porto turistico-peschereccio è certamente una di queste. Basti guardare dove è stato realizzato ed ai benefici all’economia che ha arrecato da Giarre, a Marina di Ragusa, a Portorosa, lungo la costa ligure ed in Sardegna e così via dicendo dove, ovunque ci sono porti, arriva il flusso della componente più ricca del turismo, e cioè appunto quella del diporto nautico e la conseguente creazione di migliaia di posti di lavoro stabili e duraturi. La stessa piazzetta del borgo marinaro, certamente carina di per sé, non si sa se pone o meno un problema di compatibilità con le previsioni del vigente piano regolatore del porto, che ha oggettivamente la priorità nell’assetto urbanistico dell’area. In merito, poi, all’accenno al “riparo per imbarcazioni da pesca” per il quale l’amministrazione starebbe interessando il GAC dei Due Mari, la questione fa sorgere un’ulteriore domanda e cioè: che bisogno ci sarebbe di un riparo in contrada Falaride in presenza del porto che, non a caso, è stato concepito come turistico-peschereccio? Perché non completare l’intervento sul braccio di molo esistente, già finanziato dal GAC, come recita la tabella posta in bella mostra sulla banchina, ma rimasto inspiegabilmente incompiuto? È come dire ai pescatori di Avola che, invece di una struttura moderna dotata di tutti i servizi quale luce, acqua, sorveglianza, forniture di pesca e navigazione, bar e ristoranti, l’amministrazione prevede di ghettizzarli, in contrada Falaride, come se fossero una categoria da non fare vedere ai turisti del diporto. Ovvero, è semplicemente un modo per sottintendere che questa amministrazione ha già deciso di abbandonare definitivamente la realizzazione del porto, perché magari vuole fare altro nell’area, e si limita a offrire un contentino, nella vana speranza che ciò basti a rabbonire i pescatori professionisti della città.
4) anche su questo punto, pur ammettendo che si tratta di un’opera che può realizzarsi solo con capitali privati, nulla risponde alla precisa richiesta se intenda avvalersi della procedura prevista dal nuovo codice degli appalti mediante la pubblicazione di un avviso pubblico, p
er selezionare una società che realizzi l’opera con capitali propri. Eppure sa bene che solo attraverso la pubblicazione di un bando per una selezione pubblica di offerte per la realizzazione del porto è ovviamente possibile riavviare la procedura, ed è proprio questo il punto che fa la differenza tra il senso della mia domanda e la sostanza della sua risposta.
5) E siamo giunti al punto dirimente, da cui non si può prescindere e cioè la dimostrazione della volontà dell’amministrazione, da lei diretta, di attuare il programma politico-amministrativo presentato al momento della sua candidatura e approvato, con la sua elezione, dagli elettori, relativo alla realizzazione
del porto turistico-peschereccio, che si può avere unicamente con l’emanazione immediata di un nuovo avviso pubblico, che renda nota la volontà della città di Avola di realizzare questa fondamentale opera e metta in concorrenza i soggetti interessati del settore. In tal modo, inoltre, potrà contemporaneamente rispondere anche all’ultimo quesito lasciato senza risposta e cioè se è consapevole che sulla questione sarebbe delittuoso perdere altro tempo.
In conclusione, credo che nella vicenda vi siano stati eccessi di ambiguità e reticenza, che oggi vanno definitivamente spazzati via.
L’opera è troppo importante per il futuro della città e Lei, con la risposta che mi auguro vorrà darmi, può definitivamente eliminare ogni dubbio su come procedere per lo sviluppo della città nel terzo millennio e dimostrare che un amministratore illuminato sa guardare oltre i limiti del suo tempo e offrire ai cittadini prospettive inimmaginabili per un futuro prosperoso, stabile e duraturo attraverso le buone politiche che saprà adottare.

Nicola Bono

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