Avola: uccide il padre, 16 anni a Luigi Di Noto. Ma quanto vale una vita umana?

di Sebi Roccaro

Avola. 10 marzo 2017 – Celebrato con il rito abbreviato il processo a Luigi Di Noto, 28 anni, figlio di Giuseppe Di Noto, 50 anni, un padre ucciso a colpi di coltello, dopo un feroce litigio. Giuseppe Di Noto fu trasferito all’ospedale Ferrarotto di Catania, era il 14 marzo 2016, purtroppo, non ci fu nulla da fare, il suo cuore cesso di battere il 19 marzo 2016, giorno della festa del papà. Una coincidenza che ci fa riflettere sul rapporto padre-figli e su come l’educazione e la famiglia sono fondamentali per una sana crescita ed elevazione umana, quest’ultima, nel caso di Luigi Di Noto, non ha avuto alcuna affermazione, ma, al contrario, ha messo fine alla vita di un galantuomo: Giuseppe Di Noto. Vita che solo nostro Signore può interrompere.

Ma chi era Giuseppe Di Noto? Conosciuto in città come un grande lavoratore, persona educata e rispettosa. Sempre gentile e garbato, amava il suo lavoro. Lavorava, infatti, come agricoltore, con la passione per il giardinaggio. Giuseppe, era attento anche per i problemi altrui, si interessava della vita sociale di Avola. Davvero una brava persona Giuseppe Di Noto che ha lasciato  questa terra prematuramente. 

Ci chiediamo: ma una vita umana può valere 16 anni di carcere? Ci siamo soffermati sulla condanna inflitta. Il giudice ha accolto integralmente la tesi dell’accusa. Luigi Di Noto dovrà scontarli per intero. Ma è davvero possibile che una tale tragedia possa avere un epilogo così “superficiale “?  Troppo pochi 16 anni di carcere per una vita umana? La risposta la lasciamo a chi legge. Per quanto ci riguarda, omicidi così efferati dovrebbero essere puniti con più rigore.

L’unica speranza che rimane è quella di rivedere tra 16 anni, Luigi Di Noto, con una nuova anima: che il carcere possa dotarlo di un nuovo spirito e di un pentimento vero. 

A noi non rimane altro che il ricordo di Giuseppe Di Noto, il suo sorriso e la sua anima nobile.

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