Avola: due morti, nessun colpevole, la ferita riaperta dopo 57 anni
Avola: due morti, nessun colpevole, la ferita riaperta dopo 57 anni
Il senatore Antonio Nicita propone un emendamento per il riconoscimento delle vittime dei “fatti di Avola”
Avola non dimentica. Sono passati quasi sessant’anni da quel 2 dicembre 1968, quando la protesta pacifica degli operai agricoli si trasformò in un bagno di sangue. Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia persero la vita, colpiti dal fuoco delle forze dell’ordine che intervennero con mitra, fucili e pistole d’ordinanza. I feriti furono 48, cinque in condizioni gravissime.
«Non ci fu alcuna esitazione a sparare sulla folla» riportavano le cronache dell’epoca, che descrivevano lo scontro come una vera e propria operazione di guerra. Il deputato comunista Antonino Piscitello, presente sul posto, riuscì a raccogliere “oltre due chili di bossoli”, testimonianza agghiacciante della violenza esplosa in poche ore.
Eppure, per quella che è passata alla storia come una delle repressioni più feroci del dopoguerra italiano, “non ci sarà mai un processo, nessun colpevole, nessun riconoscimento ufficiale alle famiglie delle vittime”. Una pagina rimasta in sospeso nella memoria civile del Paese.
Oggi, a riaccendere la speranza in un atto di giustizia – seppur simbolica – è l’iniziativa del senatore Antonio Nicita, eletto con il Partito Democratico nella provincia di Siracusa. Il senatore ha presentato un emendamento al DDL 991, attualmente in discussione al Senato, che propone di modificare l’articolo 1 della legge 206 del 2004, quella che riconosce benefici alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice.
L’obiettivo dell’emendamento è : “includere tra coloro che hanno diritto ai benefici anche le vittime dei violenti scontri avvenuti ad Avola nel dicembre 1968 e i loro familiari superstiti”. Un gesto che, se approvato, avrebbe un forte valore morale e civile.
«La memoria e la perseveranza possono promuovere giustizia anche per vicende lontane nel tempo» ha dichiarato il senatore Nicita. «È nostro dovere non archiviare questi fatti tra le carte polverose dell’oblio. Le istituzioni hanno la responsabilità di riconoscere ciò che è stato negato per decenni: verità e dignità».
Il Circolo del Partito Democratico di Avola ha accolto con favore l’iniziativa, sottolineando come essa “denoti attenzione verso le ferite ancora aperte del territorio e verso quelle lotte sindacali represse con il sangue”. Secondo il Circolo, si tratta di “un segnale di come la politica di sinistra non dimentichi la storia dei lavoratori e non si rassegni all’assenza di verità e giustizia”.

