Ad Augusta scoperta società che frodava lo stato, arresti e sequestri

Ad Augusta scoperta società che frodava lo stato, arresti e sequestri

Questa mattina la Guardia di Finanza di Augusta, su disposizione della Procura della Repubblica di Siracusa,

ha eseguito un’ordinanza emessa dal GIP aretuseo con cui sono state disposte misure restrittive della libertà personale a carico di 7 persone

Ad Augusta scoperta società che frodava lo stato, arresti e sequestri
Ad Augusta scoperta società che frodava lo stato, arresti e sequestri

2 custodie in carcere, 3 ai domiciliari, 1 obbligo di dimora e 1 divieto di espatrio

provvedimenti interdittivi a vario titolo per altri 5 soggetti e sequestri, diretti o per equivalente,

per oltre 43 milioni di euro nei confronti dei dodici indagati.

Sequestri anche nei confronti di società, in parte destinatarie del provento illecito.

Il provvedimento chiude ampie indahanno portato alla luce fatti di evasione per complessivi  43.912.288 euro

Le frodi hanno anche portato, su richiesta del PM titolare del fascicolo, al fallimento 5 società.

Ad Augusta scoperta società che frodava lo stato, arresti e sequestri

gli investigatori hanno fattouna verifica fiscale eseguita d’iniziativa nei confronti di una delle società operanti nell’indotto delle Grandi Committenti,

che versava in una situazione di sostanziale dissesto.

L’attività ha fatto emergere criticità e alert

che portavano i militari all’esecuzione di ulteriori controlli presso le imprese che hanno ricevuto le commesse dopo che la prima società,

improvvisamente, aveva cessato di operare.

hanno scoperto che tutte le entità, parte delle quali aderenti a un Consorzio, facevano capo a una nota coppia di imprenditori megaresi

e costituivano un vero e proprio sistema di “scatole vuote” che, in modo programmato,

ha “assorbito”, non onorandolo, il carico fiscale e contributivo dell’attività nel suo complesso.

Tutto questo grazie alla compiacenza di persone con precisi ruoli e di uno staff amministrativo formato anche da “prestanomi”, faccendieri e personaggi poco abbienti e mal prezzolati.

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ecco le frodi

il Consorzio, nel tempo manutenuto “pulito” e gestito sempre dagli stessi coniugi, aveva appalti

a prezzo ribassato per la manutenzione di impianti del comprensorio industriale di Priolo e Melilli.

Il prezzo di aggiudicazione risultava assai competitivo perché, di fatto,

non teneva conto dell’importo dovuto allo Stato, a titolo d’imposta o di contributo previdenziale.

Il lavoro così appaltato veniva poi fatto svolgere dalle consorziate di turno che nel tempo, però, si susseguivano.

Così, quando una società aveva ormai raggiunto debiti tributari di considerevole importo,

veniva sostituita con un’altra impresa di nuova costituzione, che si avvaleva sempre della stessa maestranza e degli stessi mezzi.

Rigorosa la prova fornita sull’esistenza del “sistema”, obbediente all’unica volontà dei due coniugi:

oltre alle intercettazioni, nel corso delle attività sono state eseguite escussioni di informazioni,

riscontri attraverso banche dati, acquisizioni documentali,

perquisizioni domiciliari, locali e informatiche,

La mole degli elementi

raccolti e acquisiti agli atti ha reso evidente che le società erano tutte riconducibili all’unica famiglia di imprenditori,

i quali gestivano direttamente personale,

appalti e rapporti con le banche dell’intera rete societaria, della quale conoscevano dettagliatamente la situazione finanziaria,

revisionando bilanci e impartendo disposizioni sugli aggiustamenti contabili da effettuare.

Erano ancora i due coniugi che, grazie all’ausilio di un faccendiere di fiducia,

arruolavano persone poco abbienti alle quali, dietro miseri compensi,

intestavano quote societarie e  cariche di società, alcune delle quali risultano aver movimentato volumi d’affari milionari.

Significative, per il quadro probatorio, anche le modalità con cui gli stessi impartivano direttive.

Tramite canali “social” venivano infatti dettate disposizioni in modo criptico,

nel timore di essere “ascoltati” e sebbene queste comunicazioni, a loro avviso, non fossero intercettabili (whatsapp, skype),

comunque essi pretendevano che, nel corso delle interlocuzioni, non venisse mai fatto alcun riferimento alla loro persona.

hanno fatto emergere  che, al fine di ingannare le Committenti, sono stati falsificati anche DURC e UNILAV di quasi tutte le società commissionarie.

In questo contesto investigativo gli imprenditori megaresi,

laddove comparivano in ruoli formali, deliberavano e incassavano compensi palesemente sproporzionati all’incarico ricoperto.

Le attività hanno però dimostrato che il drenaggio di risorse è avvenuto anche sfruttando il naturale schermo offerto dalla dimensione internazionale.

inoltre gli indagati hanno costituito a Malta una società di diritto locale allo scopo di emettere,

dall’estero, fatture per operazioni inesistenti esclusivamente nei confronti di una delle società fallite che, pagando i falsi documenti,

svuotava le proprie casse, per circa 3 milioni di euro, a esclusivo vantaggio della coppia.

L’attività, condotta dalla Fiamme Gialle in via trasversale con i poteri di polizia tributaria e poi,

sotto l’egida della Procura, con quelli di polizia giudiziaria, conferma la perniciosità della criminalità economico – finanziaria, in grado di alterare,

per il soddisfacimento di interessi personali,

interi equilibri di sistema, come quello, assai delicato, che caratterizza il Polo petrolchimico della provincia di Siracusa.

 

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