Siracusa: Consiglio comunale, scendono a 12 i componenti della commissioni, seduta rinviata al 18 settembre

Il consiglio comunale ha deliberato la riduzione dei componenti delle commissioni permanenti che passano da 16 a 12 ed hanno dichiarato lo stop alla chiusura degli uffici comunali di Tiche, Neapolis, Epipoli e Santa Lucia.

La riduzione da 16 a 12 dei componenti delle commissioni consiliari è stata illustrata da Paolo Reale, che l’aveva proposta in sede di conferenza dei capigruppo ottenendo il sostegno di tutti i componenti. Il provvedimento, discusso come primo punto grazie a una richiesta di prelievo avanzata dallo stesso Reale, modifica l’articolo 3 del regolamento sulle commissioni e, secondo il relatore, rappresenta una mediazione momentanea perché l’obiettivo finale è di portare a 8 il numero dei componenti nell’ambito di una riforma complessiva del regolamento sulla commissioni.

Slitta ad altra seduta, invece, il sorteggio dei revisori legali. Dopo un lungo confronto, il Consiglio ha deciso di accogliere la pregiudiziale posta da Castagnino che giudicava non trattabile la proposta in quanto l’atto era incompleto. Per dipanare la questione e per proporre soluzioni che portassero comunque alla scelta dei revisori sono intervenuti Cetty Vinci, Ferdinando Messina, Zappalà, Gaetano Favara, Roberto Trigilio, Michele Buonomo, Pamela La Mesa, Carlo Gradenigo, Reale, Costantino, Mauro Basile, Vincenzo Pantano, Michele Mangiafico, Sergio Bonafede e Giuseppe Impallomeni. Per superare il vizio evidenziato, hanno preso la parola il segretario generale, Danila Costa, e il ragioniere generale, Giorgio Giannì. Alla fine la non trattabilità è stata messa ai voti dalla presidente Scala ed è stata approvata con 15 sì, 8 no e 5 astensioni.

L’atto di indirizzo contro la chiusura delle sedi dei quartieri Tiche, Santa Lucia, Epipoli e Neapolis contestava una decisione della Giunta dello scorso 8 giugno legata alla soppressione delle circoscrizioni. Il documento, illustrato a nome dei firmatari da Vinci, evidenziava come tale iniziativa, oltre a privare i residenti (specie quelli più disagiati) di “servizi indispensabili per la vita sociale”, non corrisponda ai bisogni di “un territorio urbano molto vasto” e vada in senso inverso rispetto alle esigenze di risparmio energetico, di snellimento del traffico “e, di conseguenza, alla migliore qualità dell’ambiente”. Inoltre, l’atto di indirizzo rilevava come la decisione della Giunta fu “assunta in un momento in cui non aveva pieni poteri”, perché a ridosso del primo turno elettorale, “in un momento in cui avrebbe dovuto limitarsi all’adozione di atti urgenti”. Carenti sono considerate anche le motivazioni, legate a “una generica esigenza di risparmio”. Il dibattito ha registrato gli interventi di Trigilil, Castagnino, Gradenigo, Carlos Torres, Costantino, Basile, Andrea Buccheri, Rita Gentile e dell’assessore al Decentramento, Fabio Moschella, che non ha contestato la richiesta e ha illustrato per grandi linee i piani dell’Amministrazione per i quartieri. La proposta, messa ai voti, è passato a maggioranza con 5 contrari. La discussione sul punto di ristoro della Piazza d’armi si è basata su interpellanza con la quale Castagnino chiedeva all’Amministrazione di relazionare, anche per iscritto, sulla vicenda. In particolare, si chiedeva “se una variante al progetto, sia rispettosa del bando di assegnazione dell’area, variante che ha portato all’acquisizione dei requisiti necessari ad ottenere la concessione esistente”. Il consigliere si è pure occupato della sospensiva della chiusura concessa dal Tar ai gestori dell’attività auspicando l’opposizione del Comune contro la decisione. Sul punto è intervenuto il vice sindaco, Giovanni Randazzo, che ha confermato la costituzione dell’Ente in giudizio.