Borrometi a Siracusa “ospite” dell’UCSI e dell’Assostampa

Oltre 400 le persone che hanno partecipato all’incontro, organizzato da dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) Sicilia e da Assostampa Siracusa, per parlare di lotta alla mafia, e farlo con Paolo Borrometi, giornalista ragusano che da anni vive sotto scorta proprio per le sue denunce contro la malavita organizzata a Siracusa e Ragusa.

L’incontro si è svolto nel salone Giovanni Paolo II del centro congressi del Santuario della Madonna delle Lacrime a Siracusa, dove erano presenti tra gli altri il sindaco Francesco Italia,  il vice prefetto Filippo  Romano e i rappresentanti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, il consigliere regionale dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Santo Gallo. A fare gli onori di casa il presidente provinciale Ucsi  e consigliere nazionale, Salvatore Di Salvo, ed il segretario provinciale Assostampa Siracusa, Prospero Dente.

“Scuola, famiglia e Chiesa sono tre anelli nella lotta alla mafia – ha detto Panvino -. Le organizzazioni criminali hanno cambiato vestito nel corso degli anni. La Dia oggi con i sequestri attacca i patrimoni degli esponenti delle organizzazioni criminali per svuotare le casse, perchè è sempre più forte l’infiltrazione della mafia nel tessuto imprenditoriale”. Panvino ha posto l’accento sulla “coscienza civile” e sui “giovani” ai quali vanno offerte vere opportunità di lavoro. “Il contributo dei giornalisti è fondamentale come quello dei cittadini, perché i mafiosi hanno paura quando la gente alza la testa”.

Ed il procuratore aggiunto Scavone ha ricordato che uno dei principi della lotta alla mafia è abbattere il muro dell’omertà: “Gli strumenti per combattere la mafia ci sono, anche quella mafia che oggi si è trasformata e investe in affari leciti, arrivando a viziare i mercati e mettendo in difficoltà gli imprenditori onesti”.

“Quando arrivano le minacce ho paura, ma nella lotta alla mafia ognuno deve fare la propria parte, la rivoluzione parte dal basso e riguarda tutti. Non sono un eroe, sono un giornalista che ha scelto e sceglie ogni giorno di fare il proprio dovere”. Il giornalista Paolo Borrometi ha ringraziato investigatori e magistrati “che mi hanno salvato la vita più di una volta” ed i “colleghi giornalisti – ha detto riferendosi a Gaetano Scariolo, Alessandro Ricupero, Salvatore Di Salvo e Prospero Dente che siedevano accanto a lui – che rappresentate la mia scorta mediatica. Grazie a voi mi sento meno solo”.

Borrometi ancora una volta ha ribadito di non volere l’etichetta di giornalista antimafia: “Esistono solo giornalisti, sacerdoti, cittadini che fanno il proprio dovere, che non si girano dall’altra parte. Io vado avanti, faccio il mio lavoro. Quel mestiere che ho scelto di fare tanti anni fa, anche leggendo la storia di giornalisti dimenticati come Giovanni Spampinato. Ho cominciato a pormi delle domande su situazioni che sembravano poco chiare, scoprendo che dietro un’azienda che produceva pomodorino che tutti noi mangiamo si nascondeva l’impresa di un capo mafia. Ho scritto di collegamenti poco chiari tra politici ed esponenti criminali: alcune inchieste della magistratura hanno già evidenziato queste infiltrazioni e altre indagini sono in corso. Dobbiamo spiegare ai giovani che loro sono il presente e le nostre scelte determinano il nostro futuro”.